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Residenza virtuale a Roma, da vent’anni un condominio per i senza tetto

Residenza virtuale a Roma, da vent’anni un condominio per i senza tetto
marzo 05
13:26 2015

La delicata questione della residenza virtuale a Roma  attraverso l’esperienza di un’associazione, Camminare insieme Onlus, che da tempo si occupa della gestione di condomini fittizi, per dare la possibilità di usufrire dei servizi legati al riconoscimento della residenza

In uno di quei quartieri anonimi che fiancheggiano la Casilina verso il Grande Raccordo Anulare, c’è la solita chiesa con il suo timido campanile sovrastato dai palazzoni. Su un lato della canonica un prato pulito e tenuto in ordine, attrezzato con giochi e frequentato per lo più da mamme con bambini e da persone anziane; ma dove ci si può imbattere anche in persone che ti rendi conto a prima vista che non sono del quartiere, anzi è difficile avere un’idea da dove provengano.
Tra il parco e la chiesa una piccola costruzione con il cortile attrezzato per attività ludiche e ricreative, ci sono panchine e tavolini sempre occupate durante il giorno.
L’associazione Camminare Insieme Onlus (LEGGI LA SCHEDA) si trova in Via Giggi Pizzirani 25, a Roma nel VI Municipio in zona Casilino-Torre Spaccata, a fianco della Chiesa S. Maria Regina Mundi, di fronte al Parco Mancini. In questo piccolo edificio dove due o tre famiglie starebbero strette, risultano residenti dalle duemila alle tremila persone.

Questo apparente paradosso delle residenze lo spiega Vincenzo Fiermonte, Presidente dell’associazione Onlus Camminare Insieme, che gestisce questo enorme condominio virtuale.
Fiermonte è stato nell’ aeronautica, il suo ufficio collocato al primo piano del piccolo edificio dà l’idea di una torre di controllo, ma anche di un ponte di comando di una nave: dalle piccole finestre della stanza si ha la panoramica del cortile e del parco, la cui manutenzione è affidata all’ associazione. Le pareti sono ricoperte da diplomi e attestati che testimoniano i tanti riconoscimenti ricevuti in tanti anni di impegno e di sacrifici. La scrivania ricorda un bunker per come è sommersa da faldoni e tante carte che Vincenzo scartabella ogni volta che ci tiene a mostrare un documento o un articolo interessante.  Le prime cose che va a cercare tra quelle montagne di carte sono fotocopie di articoli di giornali che attaccano l’associazione proprio per la questione delle residenze e le conseguenti querele per diffamazione con cui i legali di Camminare Insieme hanno risposto.

Che cosa sono le residenze virtuali o fittizie?

Moltissima gente, soprattutto in una città come Roma, ha difficoltà a dichiarare agli uffici comunali la propria residenza, e senza la possibilità di poter produrre un certificato di residenza si diventa quasi un fantasma perché è l’attestato di residenza che dà accesso a tutta una serie di documenti indispensabili per usufruire di molti servizi, per non parlare della carta di identità.
A Roma sono diverse le organizzazioni che elargiscono questo servizio: il Centro Astalli, la Comunità di Sant’Egidio, la Caritas, la Casa dei Diritti Sociali ed altre ancora; ma la grande pecca del sistema è che non c’è unione né condivisione dei dati tra questi Enti. Il risultato è un gran caos, dove non si riesce a organizzare un serio aiuto sociale, dove l’azione delle singole associazioni si perde nel marasma generale.

Chi sono i fittizi residenti?

I barboni ovviamente non hanno una casa, e si rivolgono a Camminare Insieme, che grazie a una legge del 1984, in accordo con l’Amministrazione Comunale, garantisce una residenza formale presso la propria sede.
Hanno problemi con la residenza anche persone che un posto dove dormire comunque ce l’hanno, però non possono dichiararlo per diverse ragioni: immigrati arrivati da poco, famiglie rom sistemate in ricoveri di fortuna, maschi italiani che a causa della separazione hanno dovuto lasciare la casa alla moglie e sono ospiti da qualche parte o addirittura dormono nell’automobile, o se più fortunati in una vecchia roulotte.
Ebbene, due o tremila di queste persone che lottano per la sopravvivenza sono i condomini di Camminare Insieme.
Purtroppo molte di queste persone tendono a scivolare sempre più in basso, ma per fortuna qualcuno si arrampica e ce la fa quanto meno a rimanere a galla. Non sono rari i casi di immigrati che riescono perfino a iscriversi alla Camera di Commercio in qualità di venditori ambulanti.
Ed è così che anche la Camera di Commercio va a bussare all’ufficio di Vincenzo se il titolare della piccola impresa, oltre ad aver fissato a suo tempo la propria residenza presso Camminare Insieme, l’ha eletta anche a sede legale dell’attività economica. Ovviamente questo non si può fare e tocca a Vincenzo sbrogliare la matassa per far capire che c’è stata un’ infrazione ma non c’è stato dolo, si è trattato soltanto d’ ingenuità. Anche i vigili urbani a volte creano problemi a Vincenzo, loro però non lo degnano di interlocuzione, si rivolgono direttamente al Vicariato con fare inquisitorio e arrogante come se quei due o tremila residenti virtuali fossero tutti una masnada di malfattori.
Con queste premesse è chiaro che quella parte della stampa con vocazione scandalistica e maldicente si va a inzuppare il pane, così è facile immaginare gli articoli che vengono fuori. Vincenzo viene descritto in due versioni antitetiche: o è il profittatore che trae vantaggio dalle situazioni di disagio della povera gente, oppure è il fesso di turno gabbato dai finti poveri frequentatori abituali del codice penale. Nei mesi scorsi Camminare Insieme ha querelato una giornalista per un servizio su Il Fatto Quotidiano e sulla rete televisiva La 7“[…] nell’articolo e nella trasmissione – si legge nella sua querela – viene asserito falsamente che le persone iscritte sono costrette a pagare la predetta quota annualmente, altrimenti la loro posta viene rifiutata e loro vengono cancellati dall’anagrafe dei residenti; anche detta circostanza è falsa in quanto, come detto, la quota richiesta è una quota associativa volontaria e non l’importo fisso di € 70,00 riferito dalla nomata giornalista, e circa l’80% dei residenti non versa detta quota pur rimanendo residente, il che è facilmente verificabile dalla disamina dei bilanci dell’Associazione”. Se gli si domanda perché si sia andato a ficcare in questo guazzabuglio, che oltretutto si ripercuote anche sulla sua salute, Firmonte risponde che, quando vent’anni fa hanno iniziato l’attività, nessuno si aspettava che una palla di neve si sarebbe trasformata presto in una valanga. Infatti, nei primi tempi le residenze non riguardavano più di cinquanta persone, poi, anno dopo anno, per Camminare Insieme sono passati più di trenta mila residenti virtuali.

Gestire tutte queste residenze non è facile

Molti sono come le comete, non si fanno vivi per tanto tempo, poi ricompaiono e si ripresentano sempre con qualche problema da risolvere.
Gli elenchi vanno continuamente aggiornati, è una grande responsabilità nei riguardi degli uffici comunali. Per fortuna i Carabinieri, la Polizia e la Guardia di Finanza sono collaborativi, si rendono conto della gravità del problema e almeno loro sanno distinguere tra il delinquente e il poveraccio.
Per i volontari di Camminare Insieme un impegno gravoso, oltre alla gestione informatica degli elenchi, è la posta. Ogni giorno arrivano lettere, raccomandate, notifiche, quintali di buste affrancate che devono essere smistate, conservate e consegnate ai destinatari.
E se c’è chi viene a ritirare la posta ad ogni morte di papa, ci sono persone la cui visita all’associazione è frequente ed abituale. Costoro non vengono per prendere la lettera, ma soprattutto perché hanno continuamente bisogno di qualcosa. Una volta è il medico, ed allora il volontario deve rapportarsi alla ASL, all’ospedale o a qualche medico amico; altre volte si presentano distrutti con le lacrime agli occhi, vittime di violenze, ed allora sono impegnate le psicologhe dell’associazione, ovviamente anche loro volontarie. E non manca il lavoro neanche per gli avvocati.
Il servizio più richiesto e più costante rimane comunque il pacco alimentare. La distribuzione sottostà a regole ben precise (documentazione ISEE, documento d’identità valido), e non sempre è facile convincere gli utenti che queste regole vanno rispettate. Lo sa bene chi è impegnato sul fronte della povertà: la bontà è indispensabile, ma, nei casi di estremo bisogno, la bontà va esercitata con polso fermo e con pugno duro, altrimenti si combinano soltanto guai.

Vincenzo si aspetta molto dal nuovo assessore alle politiche sociali del Comune; è una sua vecchia amica, quando si riferisce a lei la chiama Francesca e basta. Speriamo che Francesca Danese gli risolva qualche problema. E poi, in fin dei conti, c’è pur sempre un altro Francesco che si da da fare a fianco dei poveri.

Mimmo Guaragna
Francesca Nannipieri