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Moni Ovadia: il nostro dovere di conoscere i Rom

Foto di Mauro Buscarino (www.moniovadia.net)

Moni Ovadia: il nostro dovere di conoscere i Rom
maggio 25
15:55 2016

In occasione della presentazione del libro di Alexian Santino Spinelli, Rom, questi sconosciuti, avvenuta martedì 24 maggio 2016 nell’ambito della serie di incontri I pomeriggi del caffè… e non solo, organizzati dal Mo.V.I Lazio, è intervenuto in videoconferenza anche il drammaturgo Moni Ovadia. Di seguito pubblichiamo la prefazione che l’autore ebreo ha scritto per il libro del docente ed artista rom 

Il professor Spinelli, il mio amico Santino, il musicista Alexian sono la stessa persona, una persona che conosce il senso ultimo della parola coraggio e sa che il coraggio deve declinarsi con la parola fiducia per costruire la speranza. Non una speranza generica, ma la speranza di potere edificare un mondo migliore, un mondo giusto e solo chi ha conosciuto sulla propria pelle gli abissi dell’ingiustizia, le paludi del pregiudizio e dello stereotipo, può impegnarsi senza cedimenti, senza stanchezze in un’impresa che sulla carta appare impossibile: sconfiggere la brutalità della discriminazione.

Dopo Rom, un popolo di genti libere, il professor Spinelli dà alle stampe un secondo volume, un opus magnum, Rom, questi sconosciuti per addentrarsi anche nei meandri più ignoti della sconvolgente vicenda e della mirabile epopea delle genti che formano il suo popolo, i Rom, un popolo della nostra Europa, un popolo senza terra, eppure popolo, con tradizioni, culture, arti, saperi, fedi, identità.

Per mille anni questa condizione è stata condivisa con gli Ebrei della diaspora, comune è stato il destino, comuni i pregiudizi e le persecuzioni sofferte. I Rom continuano ad essere esuli anche se ufficialmente, in gran parte, sono cittadini a pieno titolo degli Stati in cui si trovano a risiedere, ciononostante non hanno una nazione propria, non c’è l’hanno perché sono una nazione, ricca delle sue molteplici identità. Il non avere confini, in quest’Europa democratica, è evidentemente colpa grave se il fatto che i Rom non abbiano un esercito, Polizie, proprie istituzioni statali, burocrazie, servizi segreti invece di essere considerato titolo di merito, sia ritenuto sospetta difformità.

I Rom mostrano oggi come la madre di tutte le questioni che si pongono all’umanità, cioè il rapporto con le alterità nel quadro della pari dignità, è tutt’ora irrisolta. In questo senso sembra che le società umane, e persino l’Europa che ha conosciuto la più spaventosa pestilenza razzista della storia, abbiano ancora nelle fibre intime dei loro corpi, il veleno dell’odio, del disprezzo, della violenza. Se tutto ciò è vero in tempi di pace, immaginiamoci cosa potrebbe accadere nell’occorrenza di una guerra.

Santino Spinelli, per antica sapienza, sa che l’unico strumento per trasformare questo stato di cose è quello della formazione delle coscienze. L’educazione sola può fermare lo stillicidio di ingiustizie e sadismi perpetrati contro la sua gente, può arginare i pregiudizi e le innumerevoli brutalità, ma anche lo sfruttamento e l’abuso che spingono a far soldi sulle disgrazie, può smascherare l’ipocrisia dei falsi amici, la rapinosità delle caste di potere che vogliono il mantenimento dello status quo per potere continuare a lucrare in termini economici o politici. Formazione ed educazione portano a conoscenza di chi si vuole assumere le proprie responsabilità nella vita, il ricchissimo scrigno di variegate forme della cultura, del vivere e delle arti di genti fiere, orgogliose, ricche di interiorità e pacifiche per vocazione e per scelta.

Quest’opera di Santino Spinelli è in sé un monito intrinseco: d’ora in avanti nessuno potrà dire non sapevo, non immaginavo, nessuno potrà eludere il confronto, se ha dei dubbi potrà confrontarsi con questa fonte straordinaria. Oggi abbiamo un poderoso strumento per varcare le tenebre del pregiudizio e dello stereotipo ed entrare nell’età della conoscenza e dell’accoglienza dell’altro.

Moni Ovadia
(Prefazione al libro Rom, questi sconosciuti di Alexian Santino Spinelli, edito da Mimesis)