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La Roma e Totti, la squadra e il capitano secondo Marcacci e Angelino

La Roma e Totti, la squadra e il capitano secondo Marcacci e Angelino
maggio 27
21:06 2016

Per la nostra rubrica A bordo campo, in occasione dell’uscita del libro Totti, il Capitano infinito, intervista doppia agli autori Paolo Marcacci e Diego Angelino che, oltre a parlare della bandiera giallorossa, hanno commentato anche la stagione dei capitolini e il calciomercato

Dopo aver passato un periodo di crisi, la Roma è riuscita a chiudere il campionato di serie A 2015-2016 terza in classifica, grazie anche all’apporto di Spalletti. Un risultato che garantisce l’accesso (seppur indiretto, tramite i preliminari di agosto) in Champions League, ma che – rispetto alle attese della vigilia – ha deluso l’ambiente romanista. Cosa deve fare ora la squadra giallorossa per rinforzarsi e essere potere tornare ad essere competitiva sia in Italia che in Europa? Di questo e, soprattutto, di Francesco Totti, ne parlano – in una intervista speciale doppia – Paolo Marcacci e Diego Angelino, i due giornalisti della rivista La Roma, accomunati anche dall’esperienza di aver scritto insieme il libro Totti, il Capitano infinito, edito da Kenness, uscito giovedì 27 maggio 2016 nelle librerie romane.

Cosa è cambiato dalla Roma di Garcia a quella di Spalletti?
Diego Angelino: «
Garcia – cui vanno comunque i ringraziamenti per i due secondi posti consecutivi – aveva esaurito la capacità di incidere positivamente sulla squadra. Spalletti, presentatosi come sergente di ferro, è stato bravo a rinsaldare le fila, a chiedere ai giocatori di spingere al massimo e a proporre novità tattiche interessanti, su tutte il ruolo di Nainggolan».
Paolo Marcacci: «La mentalità, la frequenza degli allenamenti, la spietatezza agonistica. Senza mancare di rispetto a Garcia, direi la cultura del lavoro».

Cosa manca alla Roma per colmare il gap con la Juventus?
– D.A.:
«Qualche campione: senza i fuoriclasse, che hanno inoltre in dote la cosiddetta “mentalità vincente”, non si va da nessuna parte».
– P.M.: «Tensione agonistica perenne, capacità di gestire i momenti di difficoltà o appannamento. Mentalità, in una parola».

Con l’avvicinarsi del calciomercato estivo, chi cederesti e chi prenderesti per rinforzare la squadra?
– D.A.: «
Mi ripeto: se si vuole competere per vincere, non bisogna cedere nessuno d’importante. Di nome ne faccio uno solo, quello di Benatia: una difesa con il marocchino, Manolas e Rüdiger prima riserva avrebbe pochi eguali».
P.M.: «Non cederei nessuno dei big; puntellerei con affidabili giocatori italiani. Terrei Dzeko».

Oggi, giovedì 27 maggio 2016, esce il vostro libro “Totti il capitano infinito”. Il rinnovo di Totti è stato un tema caldo nel finale di stagione, e dopo tante incertezze sembra che la questione stia per concludersi positivamente. Quando smetterà di giocare, in che ruolo vedreste bene il Capitano?
– D.A.: «Sta succedendo ciò che avrebbe dovuto esser naturale anche ben prima degli ultimi esaltanti mesi di Francesco. Dopo che avrà appeso gli scarpini al chiodo – spero sempre il più tardi possibile! – lo vedrei, più che come ambasciatore della Roma, in un ruolo tecnico, vicino alla squadra, come fatto per alcuni anni da Bruno Conti proprio con la prima Roma di Spalletti».
– P.M.: «Direttore tecnico, tramite tra squadra e dirigenza, portatore sano di carisma romanista in vari ambiti».

Parlando di Totti il capitano infinito, possiamo definirlo una testimonianza, un resoconto della carriera di Totti fino al giorno d’oggi. Da dove nasce l’idea scrivere un libro su Totti?
– D.A.: «
Il libro su Francesco, a scanso di equivoci, è stato pensato nei mesi in cui Totti era fuori per infortunio: è un’opera che racconta questa straordinaria epopea, vissuta interamente da chi non ha mai dubitato né del suo futuro da predestinato, prima; né del fatto che sarebbe tornato ancora più forte dall’infortunio del 2006, poi; né infine – riferendoci agli ultimi mesi – che avrebbe avuto ancora molto da dare alla causa giallorossa. Amiamo dire che è un libro scritto da chi non ha mai usato il “però” quando si è riferito al più forte giocatore italiano del dopoguerra e al più grande Capitano della storia della Roma».
– P.M.
: «Nasce dalla lusinga di un editore milanese, la Kenness edizioni, che ci ha inorgoglito come romanisti innanzitutto e poi ovviamente come autori. Forse non avremmo “osato” fare un libro su Francesco Totti, poi essere stati scelti, a Roma, per un progetto del genere, ci ha lusingati e responsabilizzati. Tutto ciò che è accaduto nel girone di ritorno, inoltre, lo ha reso un libro necessario, per così dire. Ma, come ha detto anche Diego, il libro è germogliato molto prima dell’arrivo di Spalletti. È un racconto d’amore, di dieci capitoli di storia calcistica, come il numero di una maglia».

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