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Rumi e San Francesco: un’unica essenza

Rumi e San Francesco: un’unica essenza
marzo 30
19:39 2015

Lo scorso 27 marzo 2015 presso la sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica è andato in scena uno spettacolo/progetto di parallelismo fra due tra le figure che hanno segnato la vita spirituale di culture differenti: Rumi e San Francesco

Un connubio ordinato di diversi linguaggi in relazione tra loro, quali la musica la danza la parola e l’immagine, ha dato vita lo scorso 27 marzo 2015 ad uno spettacolo multiespressivo volto alla ricerca di un sincero avvicinamento tra due delle più antiche tradizioni culturali del genere umano, tanto lontane tra loro geograficamente quanto, forse oggi più che mai, distanti ad un livello ideologico.

Nella verità di ciò che è andato in scena sul palco della Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma si potrebbe probabilmente considerare queste due culture più vicine e più simili di quanto non si possa pensare, quantomeno sotto l’aspetto della valenza di alcune manifestazioni di arte spirituale e di ricerca continua di una essenza mistica congenita nell’essere umano.

Un marasma sensitivo che muovendosi oscillante tra i due poli mistici che hanno segnato in maniera indelebile la vita spirituale e quel lato mistico-ascetico delle rispettive culture, Jalāl al-Dīn Rūmī e San Francesco d’Assisi, ha pizzicato le corde di un’idea di ricerca di analogie nascoste – ma forse neanche troppo – tra i due differenti mondi.

Tralasciando il pulviscolo opacizzante della storia, le idee e le evidenti differenze inconciliabili, si può trovare davvero un’essenza comune, un fervore che colse, come coglie ancora oggi, l’uomo prima ancora che il “profeta”.

E allora Rumi come Francesco, prima ancora che profeti e santi, sono stati due uomini che, a cavallo del XIII secolo, hanno fatto della loro vita una libera e continua ricerca mistica, una esaltazione della natura, dell’uomo, del mondo tutto come della vita stessa: sublimazione che avvicina ad una realtà divina – di qualsiasi partito essa possa essere. I loro testi poetici, il Divan-i Shams-i Tabrīz di Rumi come il Cantico delle Creature di San Francesco, sembrano davvero parlare la stessa lingua, operare ed esortare ad una stessa “maniera di vivere” un mondo in cui tutto risulta sussistere all’interno di un ordine divino.

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Filo conduttore che il musicista e compositore persiano Pejman Tadayon, autore dello spettacolo e fondatore del Pejman Tadayon Sufi Ensemble, ha individuato tra i due mistici e i due mondi sembra essere propriamente l’espressione artistica quale ricerca spirituale e ascetica. La musica a melodiare e legare tra loro le parole di quegli “uomini straordinari”; parole che sembrano avere una comune origine, un unico fuoco ispiratore; vocaboli che prendono forma e acquistano il loro senso nei movimenti spaziali dell’antica danza persiana o in quelli rituali dei dervisci rotanti Mevlevi.

Il progetto presentato dal Pejman Tadayon Sufi Ensemble dunque ha mostrato le possibili misteriose analogie presenti nei testi dei due mistici, rendendone altresì evidente quel senso di comune ispirazione che ne è alla base, sperimentando nella musica l’utilizzo di strumenti antichi della cultura orientale e sufi, impreziositi ed esaltati dalla presenza di strumenti occidentali e contemporanei, come nella danza le coreografie originali di stampo rinascimentale e orientale, suffragate dai suggestivi movimenti della danza sufi dei dervisci rotanti.

Il tutto a suggellare un messaggio di pace e armonia, ad incoraggiare ancora una volta lo scambio fra culture differenti e a promuovere il confronto fra le religioni, cosa oggi più che mai rilevante.

 

Auditorium Parco della Musica di Roma

Viale Pietro de Coubertin, 30 – 00196 Roma
Info: +39 06 8024 1281
www.auditorium.com
www.pejmantadayon.it

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