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Scuola a rotelle: la disabilità vissuta tra i banchi scolastici | Fuoriscaffale

Scuola a rotelle: la disabilità vissuta tra i banchi scolastici | Fuoriscaffale
gennaio 09
17:38 2018

Con la recensione del libro dell’onorevole Ileana Argentin e Paolo Marcacci, Scuola a rotelle, inizia Fuoriscaffale, una nuova rubrica di Roma da Leggere, dedicata agli scrittori emergenti, non sostenuti dalle grandi case editrici

Scuola a rotelle è un libro a quattro mani in cui l’onorevole Ileana Argentin e Paolo Marcacci, docente di lettere e giornalista, spaziano nel loro vissuto personale con la volontà di riflettere su cosa significhi vivere la disabilità: lo fanno a 360 gradi, in tutte le sue sfaccettature. Più che una lettura, Scuola a rotelle si rivela un ascolto. La sensazione che si prova dopo averlo letto è la stessa che si sente quando accogliamo l’invito a prendere un caffè con qualcuno e quello scambio breve e fortuito si rivela un momento di condivisione caldo e profondo, destinato a restare nella memoria.

Del resto, ogni libro altro non è che un’occasione di incontro. In Scuola a rotelle, Ileana e Paolo, due persone apparentemente slegate tra loro e rispetto a noi, proprio con il tono dimesso di una chiacchierata davanti a un bel caffè, condividono con estrema naturalezza le loro esperienze, ognuno con le sue peculiarità, con le sue debolezze e i suoi punti di forza. E subito cogliamo un filo – invisibile ma non per questo inesistente – tra loro due e tra loro e noi. Questo filo si delinea attraverso lo scenario in cui siamo catapultati sin dal titolo, la scuola, un luogo la cui importanza è assoluta e indiscutibile nella vita di ciascun individuo.

La scuola è stata per Ileana, per Paolo e per ognuno di noi quel luogo angusto, maledetto, e allo stesso tempo imprevedibile, magico e indispensabile che ha segnato e continua a segnare la vita di ciascun individuo. Anche chi afferma che non se li ricorda più i tempi della scuola è solo perché ha qualche buona ragione per volerseli buttare alle spalle. La scuola segna la vita degli alunni e continua poi a segnare quella dei professori, quei tipi che per qualche strana ragione decidono di tornarci, perché la prediligono come luogo di crescita e di confronto, o magari per prendersi una rivincita, o semplicemente per non fare agli altri quello che è stato fatto a sé. Insegnanti ed alunni si lasciano un’impronta reciproca indelebile.

Scuola a rotelle, la disabilità attraverso gli occhi di Paolo e Ileana

In un andirivieni continuo nella memoria più intima, nei racconti di Paolo il tempo diventa una fisarmonica che si muove continuamente tra l’essere stato alunno e l’essere docente. La melodia che ne viene fuori costituisce un’unica tela nell’intreccio dei fili del tempo, una tela che si tiene tra le mani e si rigira continuamente.

Tra racconti amari e pennellate ironiche, nei ricordi di Ileana, attraverso la sua esperienza personale di studentessa con disabilità, viene narrata la storia del mondo della scuola, facendo capire come si è evoluta negli ultimi decenni la disabilità vissuta tra aule, corridoi e banchi scolastici.

Il vero significato di inclusività

Tra i momenti che Ileana e Paolo recuperano nella loro memoria e nella loro coscienza, l’essere “disabile” emerge come una dimensione in cui tutti possono rivedersi, sia nelle vesti di osservatori esterni e imbarazzati, sia nelle vesti delle debolezze che tutti in un modo o nell’altro incarniamo. Queste debolezze individuali minimizzano la valenza del termine “disabilità” e la dilatano allo stesso tempo. Di recente, nel tentativo di favorire l’inclusivitá, la scuola ha cercato diciture e sigle specifiche. Ebbene, questo libro ci insegna che la vera inclusivitá può risiedere solo nel rispetto della diversità in sé, che in quanto tale non può essere etichettata in nessun modo.

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