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Stadio, una grande festa dove tutto ebbe inizio trent’anni fa

Stadio, una grande festa dove tutto ebbe inizio trent’anni fa
novembre 26
14:50 2012

stadio24 novembre 2012: il cerchio si è chiuso. Dopo trent’anni, gli Stadio sono tornati a suonare a due passi dal luogo in cui la loro carriera discografica ha avuto inizio. La band emiliana ha voluto , infatti,  festeggiare il suo trentennale all’Auditorium della Conciliazione di Roma, proprio nei pressi di quel fossato di Castel Sant’Angelo in cui si esibirono dinanzi ad un giovane Carlo Verdone, il quale decise subito di includerli nella colonna sonora del film “Borotalco”. Da quell’episodio – come ha ricordato anche Gaetano Curreri, il leader degli Stadio – la casa discografica di allora ha avuto il coraggio di investire su di loro, iniziando ad incidere i primi album.  E così, la band che era nata per suonare a supporto di Lucio Dalla ha iniziato a vivere di luce propria, scegliendosi quel nome, “Stadio”, che ancora oggi è sinonimo di musica di qualità.
Il “Friendly gala” che si è svolto all’Auditorium non è stato un concerto “normale” (sebbene ne avesse la struttura e la scaletta rispecchiasse più o meno quella delle date del tour estivo): si è trattato di una vera e propria festa (degli Stadio ma anche dei loro fan), in cui le canzoni si sono arricchite di ricordi, testimonianze e soprattutto di duetti. Ospiti della serata sono tanti amici degli Stadio che hanno fatto parte del passato più o meno recente del gruppo: da Luca CarboniCarlo Verdone, passando per il compositore Fabio Liberatori, per poi arrivare alle amicizie più recenti, quali l’irresistibile Max Giusti, l’allegra Noemi e l’energico Fabrizio Moro. Oltre, poi, alle testimonianze di una bandiera del basket di qualche tempo fa, Roberto Brunamonti (Virtus Bologna),  e soprattutto della signora Tina Montinari, vedova di Antonio, caposcorta del giudice Giovanni Falcone.
Tanti i momenti che hanno reso indimenticabile la serata.

StadioDopo le prime sei canzoni suonate dagli Stadio da soli sul palco, il primo ospite è Noemi, anche se la sua interpretazione della canzone “Anna e Marco” (omaggio a Lucio Dalla) è funestata da problemi tecnici al microfono, che le fanno perdere la concentrazione e la mandano in difficoltà, anche se le viene in aiuto lo stesso Curreri. Va molto meglio, poi, con “La promessa”, il duetto in cui la cantante romana si trova decisamente più a suo agio.

Tra una canzone e l’altra non mancano le incursioni divertenti di Max Giusti: il conduttore romano oltre a scherzare sul palco con i vari ospiti si erge anche a paladino di una canzone storica degli Stadio, “Dentro le scarpe”, facendola eseguire alla band e duettando lui stesso con Curreri.

StadioAltro duetto, molto gradito dal pubblico, è quello con Luca Carboni, sulle note di “Canzoni alla radio” e “Bella” (altro inedito di “30 I nostri anni”, scritto dallo stesso artista bolognese): il cantautore è stato uno dei primi autori degli Stadio e lui, sul palco, ringrazia la band emiliana per aver creduto in lui e per avergli fatto scoprire di poter essere sia un autore che un cantante.

Ma il momento clou della serata, quella in cui per gli Stadio il cerchio, aperto trent’anni fa, si chiude davvero, è quando sul palco si ritrovano insieme Luca Carboni e Carlo Verdone: gli inizi della storia degli Stadio vengono così rivissuti attualizzandosi in una interpretazione assolutamente inedita di “C’è”, con il duetto di Curreri e Carboni e con Carlo Verdone alla seconda batteria, quest’ultimo seguito a vista dal bassista Roberto Drovandi, che gli suggerisce i tempi.

StadioMa le sorprese e le grandi emozioni non finiscono qui, perché c’è ancora uno degli amici più recenti degli Stadio che deve ancora dare il suo contributo: è Fabrizio Moro, che si presta prima a cantare “I nostri anni”, altro brano inedito dell’album del trentennale (di cui lui ha anche scritto il testo) e poi si esibisce in una straordinaria interpretazione di “Chiedi chi erano i Beatles” in  cui – al fianco di Curreri – incarna alla perfezione il giovane della canzone, colui che canta “io i Beatles non lo conosco, neanche il mondo conosco/Sì, sì, conosco Hiroshima, ma del resto ne so molto poco”. Il brano è anche un affezionato omaggio al poeta Roberto Roversi, anche lui – come Dalla – scomparso in quest’ultimo anno.

La musica degli Stadio si è sempre contraddista anche per l’impegno sociale e proprio in occasione dell’interpretazione di “Per la bandiera”, si vive uno dei momenti più toccanti: sul palco sale la vedova Montinaro ed il ricordo vola subito a suo marito e a tutta la scorta sia del giudice Falcone che di Paolo Borsellino. La signora Montinaro recita sul palco le parole della canzone, scritta da Francesco Guccini e Saverio Grandi; poi, al termine del brano, il saluto e l’omaggio dell’auditorium alle vittime della mafia si concretizza in un accorato e lungo applauso (in rigorosa standing ovation), mentre sul palco Curreri non trattiene la sua emozione e si commuove.

StadioPrima dei bis, c’è anche lo spazio dedicato ai fan: sul palco sale la rappresentante del Fan Club Meris Benelli, la quale dona agli Stadio un regalo a cui ha preso parte tutto il consistente gruppo degli appassionati.

 Il finale, nella classica maniera dei concerti degli Stadio (eccezion fatta per due bis tagliati per mancanza di tempo) è tutto adrenalinico, con il pubblico che da “Generazione di Fenomeni”, fino a “Allo stadio” scatta sotto il palco per saltare all’unisono sulle note della band. La serata termina così, con il caldo abbraccio dell’Auditorium e con Curreri che, stremato dalla stanchezza ma felice e soddisfatto, raccoglie tra le lacrime la gratitudine di trent’anni di vita trascorsi, con l’amico di sempre Giovanni Pezzoli, a cantare e a girare l’Italia regalando emozioni alla gente.

Gianluca Vicinanza

 

 

Guarda anche la photogallery dell’evento realizzata dal nostro Stefano Pietrucci.

 

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