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In Toro Sedato Rodolfo Laganà ironizza sull’arte del far finta di non capire | RECENSIONE

In Toro Sedato Rodolfo Laganà ironizza sull’arte del far finta di non capire | RECENSIONE
febbraio 18
15:42 2018

Risate assicurate al teatro Salone Margherita fino al 18 marzo con il nuovo spettacolo di Rodolfo Laganà. In Toro Sedato (ovvero l’arte di fare l’indiano), Laganà ironizza sulle abitudini, gli usi, lo stile di vita odierno e la capacità di fare l’indiano, di far finta di non capire

Chi non ha mai ‘fatto l’indiano’? Non ammetterlo, è già il primo passo per farlo. Questo non è solo il senso, ma soprattutto la prima battuta di “Toro Sedato (ovvero l’arte di fare l’indiano)”, il nuovo spettacolo di Rodolfo Laganà in scena al teatro Salone Margherita fino al 18 marzo.

Uno spettacolo in cui si ride, e tanto, su usi, costumi ed abitudini dei nostri tempi. Laganà appare in scena vestito come un indiano metropolitano che abbraccia la filosofia del far finta di non capire, ma a differenza degli indiani la motivazione odierna è geniale: “E’ proprio quando abbiamo capito bene che facciamo finta de non capì….”.

E mentre lui ironizza sullo stile di vita che ci circonda, rifletti che tutti siamo bravissimi a fare gli indiani.

Le situazioni passate in rassegna sono tante. Dai parcheggi, ai mezzi pubblici. Dal supermercato (Esci con le buste piene, ammaliato dalle offerte, ingannato dal direttore, ma non compri quello che vuoi), alle barzellette ( Fingi di ridere anche se la conosci), passando alla raccolta differenziata (La fai solo se ti guardano), fino ad internet e ai social network (Internet? Fare l’indiano è difficile: Facebook ti ricorda anche i compleanni!). Divertente l’evoluzione storica dell’indiano: il primo è stato Cristoforo Colombo (Soprannominato l’indeciso).

Quindi la descrizione dell’habitat naturale del far finta di non capire: la coppia. Con un messaggio rivolto alle donne, che capiscono tutto, anche quello che non gli spieghi: “Non cercate un secondo fine negli uomini: ne abbiamo solo uno…!”. Ironica la riflessione sul clima di sfiducia che ci circonda, rappresentata dalla situazione della banca (Lo chiamano fido e legano le penne!).

Sagace la digressione sull’importanza di usare bene le parole: “Sono come l’acqua: vanno usate, ma non sprecate”, per poi tornare a sorridere con i giochi di parole. C’è modo anche di riflettere nel corso dello spettacolo con l’invito a non chiudere gli occhi di fronte agli invisibili, a chi chiede aiuto, vittime di qualcuno che ha fatto fin troppo l’indiano. Infine, l’elogio alla lentezza: “La natura non ha fretta: tutto ciò che è squisito matura lentamente”.

Nel suo spettacolo, Rodolfo Laganà si conferma ancora una volta divertente e sensibile. La sua presenza riempie il palco: è praticamente un monologo intelligente e brillante, con momenti musicali in cui è accompagnato da Deborah Johnson (musiche di Sasà Flauto).

Toro Sedato, indiano romano, vi aspetta al Salone Margherita fino al 18 marzo. Risate assicurate: parola di indiano, Augh…anzi: Aho!

 

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