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Umberto Maria Giardini: lirico ed ispirato il concerto dell’ex Moltheni a Roma

Umberto Maria Giardini: lirico ed ispirato il concerto dell’ex Moltheni a Roma
ottobre 29
10:00 2012

Umberto Maria GiardiniL’affluenza di pubblico è buona, nella sala il vociare degli spettatori riempie i tempi d’attesa pre-concerto mentre sul palco, tra gli strumenti musicali, si fa notare in glitter scintillante la scritta UMG sulla cassa della batteria. Le iniziali di Umberto Maria Giardini che con il nuovo disco “La Dieta dell’Imperatrice”, uscito lo scorso 5 ottobre per La Tempesta dischi eWoodworm (per il vinile) abbandona lo pseudonimo che l’ha reso celebre nell’indie italiano, Moltheni, per iniziare un nuovo progetto musicale, dopo qualche anno di assenza dal palco.
Entra sul palco accompagnato dalla band: Marco Maracas alle chitarre elettriche, Giovanni Parmegiani al piano Rhodes e Cristian Franchi alla batteria (niente basso, Giacomo Fiorenza questa sera è il fonico). E il pubblico si scalda, in un’affetto tenuto in serbo da tempo. Umberto Maria Giardini risponde sorridendo timidamente, la sobrietà dei modi in contrasto con le pailettes che s’illuminano sulla sua mise elegante, l’entusiasmo di un ritorno da celebrare.
Inizia il concerto in trame ipnotiche che si fondono , riff magnetici che rimandano all’esperienza progressive di Umberto Maria Giardini con i Pineda, gruppo in cui suonava la batteria.
Umberto Maria GiardiniI brani del nuovo disco si susseguono in sequenza: “L’ultimo venerdì dell’umanità”, “Fortuna, ora” (brano presentato in promozione alla stampa che però non compare nel cd in vendita) “Anni Luce”, “Discographia”, I”l desiderio preso per la coda”.
Tra un brano e l’altro non manca un saluto, un ringraziamento, un dialogo molto lieve ma costante di dialogo col pubblico, reciproca felicità di ritrovarsi ancora.
Ecco che arriva un brano pescato dal repertorio di Moltheni: “In porpora” (da “Splendore Terrore”) e poi la successione mozzafiato di “Saga” e “Quasi Nirvana” (il singolo attualmente in tutte le radio), seguiti da un’altro brano storico, “L’alba, la notte”, malinconico tango dall’album “Toilette Memoria”.
La fascinazione continua con “Genesi e mail” e la splendida “Il trionfo dei tuoi occhi”, le esecuzioni dei brani, lirici e sospesi, si assicurano un buon risultato nell’acustica della sala, non scontato.
Nel bis, immancabile, non manca il divertissement: giocando con il pubblico Giardini invita a suggerire un titolo per il pezzo strumentale prog-psichedelico creato dalla band appena il giorno prima durante il sound-check. E poi “Verano” (altro brano di Moltheni dall’album “I segreti del corallo”).
Chiude la serata il brano “Il sentimento del tempo”, con un arrivederci molto sentito e l’appuntamento per un un’autografo o più semplicemente un’abbraccio o una stretta di mano al banchetto con il merchandise della band. Felici di essere tornati.

Daniela Odri Mazza