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Via San Giovanni In Laterano, la Gay Street di Roma

Via San Giovanni In Laterano, la Gay Street di Roma
luglio 08
00:09 2012

Fonte: http://www.gaywave.it/articolo/ztl-istituita-nella-gay-street-romana/10523/

Conosciuta dai romani come lo ‘stradone di San Giovanni’, via San Giovanni in Laterano, nel rione Celio,  è stata ribattezzata con il nome di “Gay street” nel 2007, quando diventa zona a traffico limitato. Ma già da prima la comunità omosessuale si dava appuntamento qui. Perché una “Gay street” al Colosseo, in uno spazio all’aperto? Per Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, «la chiusura al traffico è stata una conquista, un modo per eliminare in parte il flusso delle auto che rendeva difficile la convivenza con i pedoni». Inoltre, spiega l’ex presidente dell’Arcigay, «in quella via c’era uno dei pochi locali gay aperti 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e cercavamo un luogo d’incontro per la comunità gay, perché uscisse dall’ombra». Il locale aperto  ‘no stop’ è il Coming Out, nato nel 2001 dall’iniziativa di tre amiche, come primo locale gay accessibile a tutti. Sono passati più di dieci anni e il vecchio trio si è sciolto: è rimasta Flavia Servadei, che gestisce il locale con altre due donne. «A Roma c’era un solo bar gay – racconta Flavia – dove si entrava con una tessera e il pubblico era prevalentemente maschile. Con altre due ragazze abbiamo pensato di creare una birreria anche per le donne. Il nostro obiettivo era portare alla luce del sole la comunità omosessuale per integrarci con le altre persone e combattere la paura del diverso». Obiettivo che Flavia dice di aver raggiunto dopo tanti anni. Accanto al Coming Out, più tardi, sarebbe nato un altro locale gay, il My Bar.

In via San Giovanni in Laterano lo scenario cambia dal giorno alla notte. Sotto la luce dei lampioni si contano centinaia di persone che chiacchierano, bevono e ascoltano musica; di giorno, un registro di vita più calmo in cui i turisti si confondono con i residenti, e lo storico locale gay, il Coming Out, diventa un qualsiasi bar turistico con il “buttadentro” che attira i clienti, le auto circolano regolarmente e qualche coppia omosessuale “di passaggio” cammina per la strada semideserta. Come è cambiata, in questi anni, la vita nella “Gay street”?


Lo racconta Maurizio, proprietario di un banco di frutta e verdura vicino a via San Giovanni in Laterano, con la sicurezza di chi conosce bene gli umori degli abitanti del Celio: «Nel rione vivono alcune persone gay e credo che la maggior parte di loro non frequenti la “Gay street”. Non è più un boom, ormai si convive». Lo confermano anche i non residenti: «È un punto di ritrovo con tutti i miei amici (gay e non) – dice Francesco che frequenta la via un paio di volte alla settimana – e con quelli che incontro occasionalmente lì».  Maurizio parla con tante persone e pensa che «alla fine tutti parlano bene dei gay, ma nessuno li vuole sotto casa. Non c’entra la diversità o la paura, ma i disagi oggettivi:la Ztle il rumore». Così, c’è chi ha dovuto vendere la casa che si affaccia su via San Giovanni in Laterano, a causa della confusione e del frastuono notturno. In tanti si lamentano, i residenti e chi nel rione ci lavora.


Paolo Gelsomini, presidente dell’associazione  “Progetto Celio”,  attenta a tutto ciò che riguardo il piano urbano di Roma, spiega che «il problema non è l’orientamento sessuale delle persone che frequentano via San Giovanni in Laterano, perché la comunità si è integrata nel rione, ma l’affollamento, il rumore in tarda notte e la chiusura al traffico di una sola via tutti i giorni della settimana. A questo si aggiunge il cambiamento della “fauna” dopo le due del mattino: l’ambiente diventa meno tranquillo con infiltrazioni dall’esterno. Si assiste a scene poco decorose, come persone che urinano sui cancelli e si infilano nei portoni». Chi frequenta la strada ignora questa virata notturna, perché dopo le due i bar chiudono e si sposta altrove: alle feste, al Gay Village o a casa. Così, nella “Gay street”, nata come conquista della comunità omosessuale, il problema sembra essere più urbano che morale, e i disagi sono legati agli assembramenti di persone, comuni ad altre zone di Roma, come il Pigneto o piazza Campo dei Fiori.