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Vinicio Capossela e il Rebetiko Gymnastas. L’omaggio alla Grecia

Vinicio Capossela e il Rebetiko Gymnastas. L’omaggio alla Grecia
luglio 27
14:57 2012

“C’è gente così povera che tutto quello che possiede sono i soldi. Ma nella vita meglio avere rabbia che paura. Tutto quello che si canta deve essere sincerità e verità. E questo è il mio rebetiko”. Immancabile cappello, un Borsalino color del mare, abbinato alle scarpe, Vinicio Capossela,  il 26 luglio 2012, sale sul palco per  ultimo e subito, con la sua voce roca, infiamma gli animi presenti alla cavea dell’Auditorium . Versione marinara, a dar l’idea di leggero, di vacanziero, ma con canzoni e parole profonde e dense di significato. “Il rebetiko mi piace, perché somiglia a bisbetico. É adatto perché fa male e non ha nessuna intenzione di renderti migliore, ma solo rendere te stesso”. Presenta così il gruppo di “atleti” greco, sottolineando il fatto che la musica parla alle persone e non al PIL, al debito pubblico. Comincia in questo modo il “Rebetiko Gymnastas” tour, tratto dall’omonimo album dove Vinicio insieme  alla band italo – greca composta da Alessandro Stefana, chitarre, steel guitar e bouzouki,  Glauco Zuppiroli, contrabbasso, Vincenzo Vasi, theremin, campionatore e voce, Manolis Pappos, bouzouki, Ntinos Chatziiordanou, accordeòn, Vassilis Massalas, baglamas e Dimitrios Emmanouil,percussioni, esprime la gioia, il dolore, la rabbia della migrazione e la forza di un paese dissestato. Vinicio ancora una volta incanta e trascina. Dal ritmato “Marajà” che canta e balla col pubblico a brani più lenti e toccanti come la commovente “Scivola via” al piano, è un continuo crescendo di gioia, dolore e riflessione. Legge, seduto su una sedia, alcuni brani tratti da un libro che parla di fede, conoscenza e del dolore nato dall’abbandono di un amore. “Non trattare” lo vede sempre seduto, sigaretta in bocca, a cantare lo struggente racconto di tre ebrei ammazzati per mano nazista, mentre la gente stava a guardare. Cambio d’abito, pelliccia e cappello per leggere la lettera da Salonicco e per poi ripartire in uno scatenato “Il ballo di San Vito”. Il pubblico lascia i posti a sedere e si accalca sotto il palco in un ballo indiavolato e ritmato, che esprime energia e voglia di vivere. E lui sul palco gira, gira, gira e ride, regalando a piene mani ancora più allegria. I brani inediti di “Rebetiko Gymnastas” che Capossela esegue sul palco sono “Rebetiko Mou”, “Abbandonato”, “Misirlou” e “Cancion de las simples cosas”  che è la versione italiana dello struggente brano già cantato da Mercedes Sosa e Chavela Vargas. Gli altri brani che il cantautore esegue in chiave “rebetika” sono “Gymnastika” di Vladimir Vitsosky, “Contrada Chiavicone”, “Con una rosa”, “Non è l’amore che va via”, “Contratto per Karelias”, “Corre il Soldato”, “Signora Luna” e “Morna”. Con la partecipazione della bravissima Kaiti Ntali  canta “Come Prima“di Tony Dallara. E intanto ad ogni brano piatti e bicchieri che vanno in frantumi “perché ci sono ancora tante cose da vivere e che ci aspettano, ma esse non arrivano se prima non si rompe col passato”. Vinicio non è mai semplice né banale. I suoi testi sono richiamo all’amore, al sociale, alla brutta faccia del potere. Diverte, incanta e racconta. Serio e sbarazzino, ironico, divertito e divertente, Capossela resta uno dei cantautori più interessanti da ascoltare e seguire, dal vivo e non.

Stefania Paradiso

 Guarda la photogallery (foto per gentile concessione di Musica per Roma. Copyright: Musacchio&Ianniello):

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