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Violenza sulle donne, i centri accoglienza a Roma quando denunciare non basta

Violenza sulle donne, i centri accoglienza a Roma quando denunciare non basta
giugno 14
19:32 2018

Il fenomeno della violenza sulle donne è in continuo aumento. Stando ai dati del 2017 si sono registrati più di 200 casi solo nella Capitale. Ecco le associazioni a Roma dove rivolgersi fra sostegno e consulenza

Quello della violenza sulle donne è un fenomeno che, nel corso degli anni, è cresciuto a dismisura. La cronaca, spesso e purtroppo, ci racconta di spiacevoli episodi che vedono le donne protagoniste, vittime di stalking, maltrattamenti o, peggio ancora, di omicidi. A Roma, nel 2017, si sono consumate duecentoventi violenze sessuali, quasi venti stupri al mese.

E il dato, fornito dalla Questura, è ancora più terribile se paragonato agli anni precedenti quando le violenze sono state 184 nel 2016 e 187 nel 2015. L’ultimo, balzato agli onori della cronaca capitolina, la violenza di gruppo ai danni di una 43enne nei pressi di Guidonia. Un fenomeno, quello della violenza sulle donne, dilagante, serio e vergognoso.

Violenza sulle donne, una realtà chiamata Lucha y Siesta

Uscire da questa intricatissima situazione per una donna è difficile. Di solito denunciare serve a poco. Che fare allora? Rivolgersi ad associazioni che prendono a cuore, talvolta anche a tutto tondo, storie di donne coinvolte in casi di violenza o stalking è l’alternativa. Di centri accoglienza o più semplicemente sportelli d’ascolto l’Italia ne dispone, sparsi qui e là sul territorio, la nostra Capitale su tutte.

Chi da esattamente dieci anni combatte con le unghie e con i denti il fenomeno della violenza sulle donne a Roma è Lucha y Siesta. Lucha y Siesta nasce nel 2008, grazie al recupero di un ex palazzo dell’Atac ponendosi l’obiettivo di creare un luogo in cui le donne che hanno subito violenza possano viverci. Già, viverci. Perché Lucha y Siesta è una casa per le donne che, vittime di abusi, le accompagna nella riabilitazione e nel reinserimento alla vita normale.

Il nome dell’associazione Lucha y Siesta prende spunto, facendone una sorta di gioco di parole, dal suo quartier generale, situato in via Lucio Sestio, nel quartiere Quadraro, e racchiude in sé sia i centri anti-violenza, che le case di accoglienza. L’obiettivo è quello di regalare, o perlomeno tentare di regalare, semi-autonomia alla persona ospitata per far si che possa ritrovare la molla giusta per riabilitarsi e reinserirsi. Come? Attraverso le innumerevoli attività, dai corsi di lingua straniera e di teatro fino ai laboratori creativi. Attraverso eventi ed iniziative varie, come il consueto Cineforum, che proietta pellicole indipendenti a tema. Ma ciò che rende unico questo posto è che tutto avviene senza scopo di lucro: il centro, infatti, non riceve contributi dallo Stato e si autofinanzia con gli investimenti dei volontari che prendono parte all’interno dell’associazione.

Questo, però, sembra che non basti. Lucha y Siesta, da fine 2017, combatte contro il rischio della chiusura. Il motivo è riconducibile al fatto che l’Atac, l’azienda municipalizzata dei trasporti e che allo stato attuale si trova in pessime condizioni finanziarie, vuole vendere lo stabile di sua proprietà, che da dieci anni a questa parte ospita la casa delle donne.

Quali siano i tempi affinché si proceda allo sfratto non è ancora dato saperlo, anche se Atac nega categoricamente il fatto che le pratiche per la vendita siano state avviate. Le attiviste e le operatrici di Lucha y Siesta, nel frattempo, hanno lanciato una raccolta firme e fra una protesta e l’altra resistono, facendo sentire la propria voce.

Violenza sulle donne, la Casa Internazionale delle Donne da ben 40 anni

Lucha y Siesta, però, non è l’unica realtà romana a combattere contro il rischio chiusura. A farle compagnia c’è la Casa Internazionale delle Donne di via della Lungara, un pilastro per quanto riguarda la battaglia per i diritti delle donne. Qui, di mezzo, però non c’è un’azienda che vuole la vendita di sua proprietà ma il Comune di Roma che vuole reimpossessarsi dello stabile, con successivo bando per riassegnare spazi e servizi. La Casa, nel frattempo, resiste e continua la sua attività che va avanti da ben 40 anni.

Violenza sulle donne, salute e diritti sono solo alcuni dei temi che la Casa Internazionale delle Donne prende a cuore. Alle donne vittime di violenza il trattamento che si riserva sono di consulenza e assistenza psicosociale, legale e di mediazione culturale. Anche in questo caso uno sportello a 360°, quindi. Come si riserva consulenza nei casi di violenza lo stesso avviene sulla salute delle donne, con consulenze per l’interruzione di gravidanza, trattamenti di riflessoterapia, consulenze sessuologiche, informazioni e corsi per donne in menopausa e, addirittura, di consulenze nutrizionali. All’interno del centro, dotato persino di diversi punti di ristoro, non mancano eventi, iniziative e attività volte a far conoscere l’universo femminile.

Un universo femminile che Lucha y Siesta, la Casa Internazionale delle Donne e tante altre associazioni sparse per la Capitale, ma non meno importanti, fra le quali citiamo anche Differenza Donna di Villa Panphili, che va fatto conoscere e proteggere.

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