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Violenza sulle donne, un libro per dire “Basta” | FOTO

Violenza sulle donne, un libro per dire “Basta” | FOTO
marzo 23
13:37 2016

Amore e non amore, violenza psicologica e fisica, orrore del femminicidio: di questo si è parlato durante la presentazione del libro 4 Petali Rossi. Frammenti di storie spezzate, tenutasi il 22 marzo 2016 al Circolo Sparwasser di Roma, sul tema della violenza sulle donne: un progetto delle donne per le donne

Amore e non amore, violenza psicologica e fisica, orrore del femminicidio: sono alcuni dei temi discussi durante la presentazione del libro 4 Petali Rossi. Frammenti di storie spezzate – avvenuta il 22 marzo 2016 presso il circolo Sparwasser di Roma – antologia con i racconti di Arianna Berna, Monica Coppola, Silvia Devitofrancesco e Loriana Lucciarini, pubblicata da Arpeggio libero. Presenti all’evento – curato da Carmen Guarino – Claudia Bella, della segreteria Cgil Rieti Roma Eva; Loriana Lucciarini, scrittrice e curatrice del libro; Oria Gargano, Presidente del centro antiviolenza BeFree; Stefano Eleuteri, psicologo e sessuologo e Silvia Asoli, della segreteria Cgil Rieti Roma Eva.

“La violenza sulle donne è un fenomeno strutturale della nostra società – dice Claudia Bella durante la presentazione – che affonda le sue radici nella cultura vecchia, maschilista, che è ancora largamente presente. Per fare un esempio: nella campagna del 17 aprile, una campagna sensibile ai temi ecologici, un gruppo di pubblicitari si inventa questo brillante slogan «trivella tua sorella» che ha avuto una certa visibilità; per fortuna rispetto a qualche anno fa qualcosa è cambiato, infatti si è sollevata una tale campagna di indignazione che è stato immediatamente bloccato e ritirato. Però questo ci da una prova di come questa cultura sia ancora intorno a noi e non dobbiamo sottovalutarla perché è proprio li che trae la sua linfa vitale una certa immagine della donna oggettificata”.

Guarda la gallery della presentazione del libro sulla violenza sulle donne e continua a leggere:

“Ecco perchè – continua la segretaria della Cgil Rieti Roma Eva – iniziative di questo tipo, di sensibilizzazione al tema della violenza sulle donne, sono importantissime, perché sono uno spunto per parlarne. Un progetto dalle donne per le donne, quattro autrici che – senza fini di lucro, perchè tutto il ricavato di questo libro verrà devoluto a un progetto concreto, una casa rifugio dove le donne che hanno subito violenza possano sentirsi protette, per ricostruire se stesse e il proprio futuro – attraverso questi quattro racconti, ci mostrano i quattro dei mille volti della violenza: la violenza psicologica, il furto dell’immagine nel primo racconto, una violenza psicologica non meno grave della violenza fisica, che si collega a un altro tema che è l’abuso dell’immagine della donna; gli stupri etnici in Bosnia, una tragedia senza fine in cui le donne erano usate come terreno di guerra nel secondo racconto; il terzo racconto richiama il passato che ritorna, la violenza assistita, le altre vittime della violenza: i figli, che spesso poi la ripropongono o la rivivono, anche se questo meccanismo non viene spezzato e l’ultimo racconto è la storia di un amore malato, di una storia bella che poi diventa ossessione e controllo”.

L’assassino non bussa, ha le chiavi di casa” dice Oria Gargano. Nella maggior parte dei casi, infatti, la violenza arriva proprio dalle persone che si conoscono, con cui si ha una rapporto di amicizia, di amore, di parentela. Questo è un aspetto da considerare per capire e valorizzare “la complessità della relazione che quella donna ha vissuto”. La presidentessa del centro antiviolenza BeFree continua dicendo che “una donna che ha subito una violenza avrà paura e vergogna di fare un passo più in la, perché il giudizio colpisce sempre le donne, lei sa che non sarà creduta perché sta parlando di una persona a lei vicina, che tutti conoscono, l’uomo non è un uomo brutto, sporco e cattivo, ma è un uomo come tutti, anzi spesso molto integrato e mentre lei si presenta come una mentalmente ferita che non da il meglio di se, lui invece si presenta al meglio e le persone, spesso,non credono alla donna, oppure dicono: ma se quello li che è tanto bravo, tanto simpatico fa questo, chissà lei che ha fatto. Questo non si deve mai dire perché presuppone che c’è qualcosa che tu puoi fare che giustifica poi la violenza”.

Il problema della violenza nella sfera intima è un problema grave e va affrontato seriamente perchè come ha detto la presidentessa del centro antiviolenza BeFree “è vero, la ferita si può anche rimarginare, ma la cicatrice continua a fare male per molto tempo”.

 

 

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